I SOSTANTIVI

In italiano il sostantivo ha due generi: maschile e femminile.

Per le persone e gli animali il genere è reale e corrisponde al sesso:

il ragazzo; il gatto (maschile)

la ragazza; la gatta (femminile)

Ci sono però molte eccezioni. Alcuni nomi che sono femminili dal punto di vista grammaticale si riferiscono in realtà a uomini:

la guardia, la sentinella, la spia

Al contrario, alcuni nomi che sono maschili dal punto di vista grammaticale, si riferiscono in realtà a donne:

il soprano, il contralto

Per le cose concrete (non rientranti nella precedente categoria) e per quelle astratte, la scelta tra maschile e femminile è determinata dall’uso e dalla tradizione grammaticale:

la pizza (femminile)

lo studio (maschile)

la carne (femminile)

l'arte (femminile)

l’orologio (maschile)

Sono in genere maschili:

  • · i nomi che terminano in - o:

    l'uomo, il lupo, il tavolo, il libro

    (fa eccezione il femminile: la mano, le mani)

    · tutti i nomi che terminano per consonante, di origine straniera:

    lo sport, il bar, il tram, il film

    · i nomi degli alberi (con eccezione di la vite e di quelli terminanti in –a: la palma, la quercia)

    l’ulivo, il melo, il pino, il salice, l’abete

    · i nomi dei mesi e dei giorni della settimana (eccetto domenica)

    gennaio, febbraio, lunedì, martedì

    · i nomi dei monti, dei fiumi e dei laghi (con eccezione di la Stura, la Dora, la Senna, la Garonna e alcuni altri)

    lo Ionio, l’Adriatico, il Tevere, il Garda

    · i nomi dei metalli e degli elementi chimici:

    il bronzo, l’oro, l’argento, il carbonio, l’ozono

    · i nomi dei punti cardinali:

    l’Est, l’Ovest, il Sud, il Nord, l’Oriente

  • Sono in genere femminili:

  • · i nomi che terminano in -a:

    la casa, la famiglia, la borsa

    · i nomi che terminano in -zione, -sione, -nza:

    la rivoluzione, la tensione, la stanza

    · i nomi che terminano in –i:

    la crisi, la stasi, la tesi

    · i nomi delle scienze astratte:

    la matematica, la filosofia, la biologia

    · i nomi dei frutti (eccetto: fico, limone, dattero, ananasso, cedro e alcuni altri)

    la banana, la mela, la pesca

    · i nomi di città, nazioni, regioni, continenti, isole:

    la bella Napoli; la Torino degli anni '30; l’America; la Sicilia

  • Passaggio da un genere all’altro

    DAL MASCHILE

     

    AL FEMMINILE

    Sostituzione del termine
  • Uomo

    Marito

    Padre

  • Þ

    Sostituzione del termine
  • donna

    moglie

    madre

  • Nomi in –O
  • Amico

    Maestro

    Avvocato

  • Þ

    Nomi in –A, -ESSA
  • amica

    maestra

    avvocatessa

  • Nomi in –A
  • Poeta

    Profeta

    Duca

  • Þ

    Nomi in –ESSA
  • poetessa

    profetessa

    duchessa

  • Nomi in –E
  • Signore

    Infermiere

    Leone

    Studente

    Professore

  • Þ

    Nomi in –A, -ESSA
  • signora

    infermiera

    leonessa

    studentessa

    professoressa

  • Nomi in –TORE
  • Attore

    Spettatore

    Pittore

    Ambasciatore

    Dottore

  • Þ

    Nomi in –TRICE, -ESSA
  • attrice

    spettatrice

    pittrice

    ambasciatrice

    dottoressa

  •  

    Alcuni nomi hanno la stessa forma per il maschile e il femminile. Il passaggio da un genere all’altro avviene con la sostituzione dell’articolo.

    Nomi in –A

    Nomi in –E

    Nomi in –NTE

    Nomi in – ISTA

    Nomi in – CIDA

    Nomi in –IATRA

    il collega/la collega; il pilota/la pilota

    il nipote/la nipote; il consorte/la consorte

    il cantante/la cantante; il negoziante/la negoziante

    il farmacista/la farmacista; il giornalista/la giornalista

    il suicida/la suicida; il matricida/la matricida

    il pediatra/la pediatra; lo psichiatra/la psichiatra


    DECLINAZIONE DEL NOME

    I nomi singolari maschili regolari in -o, -a, -e cambiano in -i al plurale.

    SING.

    PLUR.

     

    -o

    -i

    bambino – bambini

    -a

    -i

    poeta – poeti

    -e

    -i

    pesce – pesci

    I nomi singolari femminili uscenti in -a fanno -e al plurale, mentre quelli in -e al singolare terminano in -i al plurale.

    SING.

    PLUR.

     

    -a

    -e

    bambina – bambine

    -e

    -i

    madre – madri

    N.B. Ci sono però molti nomi che al singolare terminano in –a e che sono di genere maschile: il poeta, il problema, il programma.

    PLURALI CON MUTAMENTI ORTOGRAFICI

    Singolare in -CA, -GA, -CO, -GO
  • Amica

    Collega

    Barca

    Banco

    Tedesco

    Lago

    Antico

  • Þ

    Plurale in –CHE, -GHE, -CHI, -GHI
  • amiche

    colleghe

    barche

    banchi

    tedeschi

    laghi

    antichi

  • Singolare in –CO, -GO
  • Medico

    Manico

    Eretico

    Amico

    Greco

  • Þ

    Plurale in –CI, -GI
  • medici

    manici

    eretici

    amici

    greci

  • Singolare in –CIA, -GIA
  • Farmacia

    magia

    ciliegia

    camicia

  • Þ

    Plurale in –CIE, -GIE
  • farmacie

    magie

    ciliegie

    camicie

  • Singolare in –CIA, -GIA
  • Provincia

    doccia

    frangia

  • Þ

    Plurale in –CE, -GE
  • province

    docce

    frange


  • PLURALI IRREGOLARI

    Alcuni nomi al singolare sono maschili, mentre al plurale cambiano genere, diventano femminili:

    l'orecchio, le orecchie (ma anche gli orecchi); l'uovo, le uova; il paio, le paia; il migliaio, le migliaia; il centinaio, le centinaia.

    Vi sono alcuni nomi in –o che hanno due plurali, ognuno dei quali spesso ha un significato diverso. Eccone alcuni:

    Braccio i bracci (di una poltrona)

    le braccia (del corpo umano)

    Ciglio i cigli (di un fosso, di una strada)

    le ciglia (degli occhi)

    Dito i diti (considerati distintamente l’uno dall’altro)

    le dita (considerate nel loro insieme)

    Ginocchio i ginocchi

    le ginocchia (hanno lo stesso significato)

    Rimangono invariati al plurale:

  • i nomi stranieri
  • il film, i film
  • i nomi con accento sull'ultima vocale
  • la città, le città

    il caffè, i caffè

  • alcuni nomi maschili in –a
  • il cinema, i cinema
  • i nomi con terminazione in –i, -u
  • la crisi, le crisi

    la gru, le gru

  • i monosillabici
  • il re, i re

    ARTICOLI

    L’articolo è una parte variabile del discorso che accompagna il nome, lo precede sempre e ne indica il genere e il numero. L’articolo non è mai usato separatamente dal nome e in alcuni casi esso serve ad individuarne il significato (es. la/una capitale, il/un capitale). In alcuni casi viene omesso.

    ARTICOLO DETERMINATIVO

    Forme dell’articolo determinativo

    Maschile singolare

    IL si usa con i sostantivi maschili singolari che iniziano per consonante:

    il ragazzo, il cane

    LO si usa con i sostantivi maschili singolari che iniziano per z, gn, ps, x, e per s + consonante:

    lo studente, lo specchio, lo zaino, lo gnocco, lo psicologo, lo xilofono

    L' davanti a sostantivi che iniziano per vocale LO si apostrofa in L':

    l'amico, l'albero

    Maschile plurale

    I si usa con i sostantivi maschili plurali che iniziano per consonante.

    i ragazzi, i cani

    GLI si usa con i sostantivi maschili plurali che iniziano per vocale e per z, gn, ps, x, e per s + consonante.

    gli amici, gli studenti, gli zaini, gli gnocchi, gli psicologi, gli xilofoni

    Femminile singolare

    LA si usa con i sostantivi femminili singolari che iniziano per consonante:

    la ragazza, la casa

    L' davanti a sostantivi che iniziano per vocale LA si apostrofa in L':

    l'amica

    Femminile plurale

    LE si usa con i sostantivi femminili plurali che iniziano per vocale e consonante:

    le ragazze, le amiche

    Principali usi dell’articolo determinativo:

  • per indicare qualcosa/qualcuno conosciuto da chi parla e da chi ascolta, o che è già stato nominato nel discorso:
  • Mi scusi, dov'è la banca nazionale? (noi sappiamo che la banca è vicina e probabilmente l'altra persona la conosce)

    Ho portato il cane dal veterinario (si sa di che cane si sta parlando)

    Prendi la borsa (si sa di che borsa si sta parlando)

  • quando il nome a cui si riferisce è determinato:
  • Questa è la città dove abito (non una città qualsiasi)

    Hai comprato il giornale? (quello che compri di solito, non uno qualunque)

  • con espressioni di tempo:
  • il 4 di luglio; il/nel 1987

    La settimana scorsa

  • davanti a verbi e aggettivi sostantivati:
  • Preferisco il caldo, piuttosto che il freddo

    Il dormire bene è importante per la salute

  • con gli aggettivi e i pronomi possessivi:
  • Questa è la mia penna e non la tua

    Il mio gatto è un persiano

  • con i nomi che indicano una categoria o una specie:
  • Il gatto è un felino

    ma anche

    Un gatto può essere un’ottima compagnia

  • con i nomi geografici:
  • L'Italia è una repubblica democratica

  • con i nomi astratti:
  • La pazienza è la virtù dei forti

  • con i nomi che indicano cose uniche in natura:
  • il sole, la luna, la terra

  • con valore distributivo
  • Vado in palestra il lunedì e il giovedì (ogni lunedì e giovedì)

    Quando un articolo determinativo è preceduto da una preposizione come di, da..., si forma una preposizione articolata: di + il = del; da + lo = dallo.

    ARTICOLO INDETERMINATIVO

    Forme dell’articolo indeterminativo

    Maschile singolare

    UN si usa con i sostantivi maschili singolari che iniziano per consonante o per vocale:

    un libro, un cane

    un uomo, un albergo

    UNO si usa con i sostantivi maschili singolari che prendono l'articolo determinativo lo, ovvero quelli che iniziano per z, gn, ps, x, e per s + consonante:

    uno studente, uno zoccolo, uno gnocco, uno psicologo, uno xilofono

    Femminile singolare

    UNA si usa davanti ai sostantivi femminili singolari che iniziano per consonante:

    una casa, una macchina, una zia

    UN’ davanti a sostantivi che iniziano per vocale, UNA si apostrofa in UN':

    un'amica, un'abitazione

    Per il plurale indeterminativo si usano le forme plurali dell’articolo partitivo: dei, degli (maschile) e delle (femminile), oppure alcuni, alcune:

    un problema Þ dei problemi/alcuni problemi

    uno studente Þ degli studenti/ alcuni studenti

    una ragazza Þ delle ragazze/ alcune ragazze

    Principali usi dell’articolo indeterminativo:

  • per indicare qualcosa che non conosciamo, un dato "nuovo":
  • Mi scusi, dov'è un bar? (non cerchiamo un bar conosciuto, ma uno qualsiasi)

    Ieri per strada ho incontrato un ragazzo (uno sconosciuto)

  • con valore indefinito:
  • Ho preparato una torta (una qualsiasi)

  • con i nomi che indicano un'intera categoria:
  • Una donna non deve comportarsi così (ogni donna, tutte le donne)

    ma anche

    La donna non deve comportarsi così (il genere femminile)

  • con valore intensivo
  • Ho una fame!! (ho molta fame)

    OMISSIONE DELL’ARTICOLO

    L’articolo viene omesso:

  • in locuzioni avverbiali: per pietà, di corsa, senza paura, ecc.

    in sintagmi formati con da di valore finale: carte da gioco, fare da segretario, comportarsi da sciocco.

    in sintagmi formati con da di valore temporale: da giovane, da ragazza, ecc.

    in un certo numero di complementi di luogo, specie se introdotti da in: in chiesa, in ufficio, andare a casa, ecc.

    nelle espressioni: parlare italiano, parlare russo ecc.

    nelle enumerazioni: c’erano parenti, amici, colleghi.

    davanti a possessivo + nome di parentela al singolare ad eccezione di loro:

    mio padre, tuo zio, nostra sorella, sua cugina

    ma

    i tuoi zii, le nostre sorelle, le sue cugine

    e

    il loro zio, i loro zii, la loro sorella, le loro sorelle.

  • ARTICOLO PARTITIVO

    Le forme articolate della preposizione di (dello, del, della, dei, degli, delle) si usano anche con valore di articolo partitivo, per indicare una parte, una quantità indeterminata. Al singolare l'articolo partitivo equivale a "un po' di" e viene usato solo con i nomi non numerabili come acqua, pane, latte ecc:

    Voglio del pane (un po’ di pane)

    Prendo del latte (un po’ di latte)

    Dammi dell'acqua (un po’ d’acqua)

    L'articolo partitivo al plurale equivale a "qualche" o "alcuni, alcune":

    Vorrei delle mele

    Ho avuto dei guai

    Le forme plurali: dei, degli (maschile) e delle (femminile) sono usati per formare il plurale indeterminativo:

    un problema Þ dei problemi

    uno studente Þ degli studenti

    una ragazza Þ delle ragazze


    AGGETTIVI

    Gli aggettivi sono parole che servono a modificare il nome (o un’altra parte del discorso)

    a cui si riferiscono. Si dividono in due categorie:

    aggettivi qualificativi: esprimono una qualità del nome (bello, brutto, grande, ecc.)

    aggettivi determinativi: esprimono una determinazione di possesso, di luogo, di quantità, ecc. Si suddividono a loro volta in: aggettivi possessivi, aggettivi numerali (cardinali e ordinali), aggettivi dimostrativi, aggettivi indefiniti, aggettivi interrogativi.

    AGGETTIVI QUALIFICATIVI

    Gli aggettivi qualificativi si uniscono al nome per esprimerne particolari qualità:

    bello, buono, brutto, freddo, grande

    Gli aggettivi qualificativi concordano in genere e numero con il sostantivo al quale si riferiscono e si distinguono in due classi.

  • · Appartengono alla prima classe gli aggettivi che presentano forme distinte per il maschile/femminile e il singolare/plurale:
  •  

    SINGOLARE

    PLURALE

    MASCHILE

    -o

    -i

    FEMMINILE

    -a

    -e

    un signore italiano, una signora italiana

    due signori italiani, due signore italiane

  • · Appartengono alla seconda classe gli aggettivi che non hanno forme distinte per il femminile e maschile, ma si differenziano solo nel numero:
  •  

    SINGOLARE

    PLURALE

    MASCHILE

    -e

    -i

    FEMMINILE

    -e

    -i

     

    un signore inglese, una signora inglese

    due signori inglesi, due signore inglesi

    Alcuni aggettivi variano nel genere soltanto al plurale. Sono quelli che al singolare terminano in –a tanto al maschile quanto al femminile e al plurale mantengono le due forme distinte in –i al maschile e in -e al femminile.

    Appartengono a questa categoria aggettivi che terminano in –sta, -cida, -ita:

     

    SINGOLARE

    PLURALE

     

    Maschile

    Femminile

    Maschile

    Femminile

     

    -A

    -I

    -E

    - sta Il tradizionalista

    L’entusiasta

    La tradizionalista

    L’entusiasta

    I tradizionalisti

    Gli entusiasti

    Le tradizionaliste

    Le entusiaste

    - cida L’omicida

    Il suicida

    L’omicida

    La suicida

    Gli omicidi

    I suicidi

    Le omicide

    Le suicide

    - ita Il parassita La parassita I parassiti Le parassite

    Posizione degli aggettivi qualificativi

  • La posizione non marcata dell’aggettivo qualificativo è subito dopo il nome cui si riferisce:
  • È una città bella

    Gli occhi neri di Laura

  • Quando invece l’aggettivo precede il nome indica di solito maggior soggettività da parte della persona che parla o maggior enfasi emotiva o stilistica:
  • È una bella città

    I neri occhi di Laura

  • A volte, spostando un aggettivo prima o dopo il nome si può avere un cambiamento di significato:
  • È un ragazzo povero (non è ricco, ha pochi soldi)

    È un povero ragazzo (è sfortunato, è da compiangere)

    Da notare: per praticità, se non ci sono particolari esigenze di significato o di stile, si può seguire la regola per cui, se l'aggettivo è più lungo del nome, lo segue:

    un libro interessante

    una città bella; una bella città

    AGGETTIVI E PRONOMI POSSESSIVI

    Gli aggettivi possessivi indicano la persona a cui appartiene una determinata cosa. Hanno quattro forme distinte, per il maschile, il femminile, il singolare e il plurale:

    il mio, la mia, i miei, le mie (appartengono a me)

    il tuo, la tua, i tuoi, le tue (appartengono a te)

    il suo, la sua, i suoi, le sue (appartengono a lui, a lei, a Lei, a un soggetto indefinito)

    il nostro, la nostra, i nostri, le nostre (appartengono a noi)

    il vostro, la vostra, i vostri, le vostre (appartengono a voi)

    il loro, la loro, i loro, le loro (appartengono a loro)

    Gli aggettivi possessivi concordano in genere e in numero con la cosa e non con la persona a cui questa appartiene:

    La mia città è bella

    Paolo ha perso il suo maglione e la sua scarpa

    I possessivi sono aggettivi quando sono accompagnati da un nome (il mio maglione), e pronomi quando sostituiscono un nome già espresso in precedenza (è il tuo) o facilmente intuibile (ad esempio in espressioni idiomatiche d’uso comune).

    Questo non è il mio maglione, è il tuo! (aggettivo; pronome)

    Questa non è la sua auto, è la loro! (aggettivo; pronome)

    Il nostro è qui, il vostro dov'è? (pronome; pronome. Il nome a cui si riferiscono è sottinteso)

    Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi! (pronome. Sottintende "familiari")

    L'italiano dispone anche di altri possessivi come proprio, usato per rafforzare l'idea di possesso:

    Hanno solo fatto il proprio dovere!

    Proprio è necessario anche nelle forme impersonali o con soggetto indefinito:

    Si deve fare il proprio dovere

    Ognuno deve fare il proprio dovere

    Da notare: come abbiamo visto dagli esempi, gli aggettivi possessivi sono di norma preceduti dall'articolo. Ci sono però delle eccezioni.

    L'articolo si omette nei seguenti casi:

  • davanti a possessivo + nome di parentela al singolare ad eccezione di loro:

    mio padre, tuo zio, nostra sorella, sua cugina

    ma

    i tuoi zii, le nostre sorelle, le sue cugine

    e

    il loro zio, i loro zii, la loro sorella, le loro sorelle.

    davanti a titoli onorifici:

  • Sua eccellenza

  • quando segue il nome:
  • Questa è casa mia

  • davanti ad un vocativo:
  • Sei proprio un ingenuo, mio caro Luigi

  • davanti ad un nome in apposizione:
  • La signora Rossi, mia cara amica

    Posizione degli aggettivi possessivi

    L'aggettivo possessivo di solito precede il nome, Si pospone, invece, nei seguenti casi:

  • in espressioni vocative

    Amici miei, ascoltate!

    per sottolineare maggiormente il possesso

    Questa è casa mia (è più enfatico di "questa è la mia casa")

    in alcune locuzioni

    per colpa mia, per amor tuo, per conto loro

  •  

    AGGETTIVI E PRONOMI INTERROGATIVI

    Servono per rivolgere un’interrogazione, diretta o indiretta, su qualità, quantità, identità di persone, animali o cose.

    AGGETTIVI

    PRONOMI

    Che

    Quale/i

    Quanto/a/i/e

    Chi (solo persone)

    Che, che cosa, cosa (cose)

    Quale/i

    Quanto/a/i/e (quantità)

  • Chi (solo pronome) è usato esclusivamente per indicare persone o animali, non per cose. È invariabile, cioè sempre uguale per il maschile, il femminile, il singolare e il plurale:

    Chi è? È un'attrice famosa?

    Chi sono gli attori più simpatici?

    Dimmi chi ti piace di più

    Con chi giochi a tennis?

    · Che/che cosa/cosa hanno lo stesso significato, possono quindi essere usati indifferentemente. Hanno valore neutro e sono invariabili. Soltanto Che può essere usato in funzione di aggettivo.

  • AGGETTIVI

    PRONOMI

    Che avvenimento è successo?

    Che città conosci d’Italia?

    Dimmi che regalo vuoi per Natale

    Che/Che cosa/Cosa è successo?

    Che cosa/Cosa conosci d’Italia?

    Dimmi Che/Che cosa/Cosa vuoi per Natale

  • Quale è invariabile nel genere, ma ha il singolare e il plurale. È usato per persone e per cose:
  • AGGETTIVI

    PRONOMI

    Quale libro leggi?

    Quali città conosci d’Italia?

    Quale musica ascolti di solito?

    In quale locale vai?

    […] Quale hai letto per primo?

    […] Quali conosci d’Italia?

    […] Quale ascolti di solito?

    […]In quale vai?

    Che e quale hanno degli usi simili, ma che è più frequente nella lingua comune in funzione di aggettivo.

    Da notare: davanti alla terza persona del verbo essere si usa la forma qual è senza apostrofo:

    Qual è il tuo autore preferito?

  • Quanto/a/i/e indica la quantità; è variabile.
  • AGGETTIVI

    PRONOMI

    Quanta pasta vuoi?

    Per quanto (tempo) rimani in Italia?

    In quante lezioni hai imparato?

    Quanti sono loro?

    Quanto costa?

    In quante erano?

     

    AGGETTIVI E PRONOMI INDEFINITI

    Sono una categoria molto ampia di aggettivi e pronomi, anche molto diversi tra loro. Vediamone alcuni insieme:

  • Qualcosa, è un pronome usato sia nelle frasi affermative che nelle interrogative:

    Hai qualcosa contro il mal di stomaco?

    Guardo se ho qualcosa (contro il mal di stomaco).

    Qualcosa è seguito dalla preposizione di quando precede un aggettivo:

    Qualcosa di bello

    Qualcosa di interessante

    L'aggettivo equivalente è qualche che è seguito sempre da un nome al singolare:

    Ho aspettato qualche minuto e poi sono andato via

    Qualcuno/a, è il pronome indefinito usato per le persone sia nelle frasi affermative che nelle interrogative. Può riferirsi a una sola persona o a un numero imprecisato di persone. Non ha plurale.

    Conosci qualcuno che abbia il computer a casa?

    Conosco solo qualcuna tra le invitate

    Qualcuno ti ha telefonato

    L'aggettivo equivalente è qualche che è seguito sempre da un nome singolare:

    Solo qualche studente aveva il computer a casa.

    Conosco solo qualche invitata.

    Chiunque, è il pronome indefinito usato per le persone al maschile e al femminile singolare. Può riferirsi a un solo soggetto o a un numero imprecisato di persone. Non ha plurale.

    Chiunque venga, digli che non ci sono

    Parlerò con chiunque

    L'aggettivo equivalente è qualunque/qualsiasi che è seguito sempre da un nome singolare:

    Qualunque persona arrivi, digli che non ci sono.

    Qualunque cosa accada, non ti lascerò

    Ognuno/a, è il pronome indefinito usato per le persone al maschile e al femminile singolare. Può riferirsi a un solo soggetto o a un numero imprecisato di persone. Non ha plurale.

    Ognuno risponda quando è il suo turno

    Carlo ha scritto ad ognuna di voi

    L'aggettivo equivalente è ogni che indica una totalità considerata singolarmente (tutti). È sempre seguito da un nome e da un verbo al singolare. Non si apostrofa mai. Non ha mai l’articolo. È invariabile.

    Ogni giorno vado a lavorare (= tutti i giorni)

    L’orologio suonava ogni ora (= tutte le ore)

    Alcuno/a/i/e, è usato sia come aggettivo, sia come pronome. Come aggettivo è poco usato al singolare: si ha solo in frasi negative come variante di stile più elevato rispetto a "nessuno". Nelle frasi positive è sostituito da qualche:

    Senza alcun dubbio è lui!

    Non ho alcuna voglia di uscire

    Hai qualche giornale? No, non ne ho alcuno.

    È molto usato al plurale, per indicare un numero non determinato, comunque non grande, di persone o cose:

    Ho comprato solo alcune cartoline

    Ne ho comprate alcune

    Alcuni di loro sono venuti dopo

    Nessuno ha solamente la forma singolare. Come aggettivo negativo è spesso usato al posto di alcuno

    Non è aperto nessun museo

    Non abbiamo visitato nessuna chiesa

    Quando nessuno è usato come aggettivo, la parte finale -uno si comporta come un articolo indeterminativo:

    un museo Þ nessun museo

    uno studente Þ nessuno studente

    un altro Þ nessun altro

    Quando nessuno è usato dopo il verbo è necessario usare non davanti al verbo:

    Non ho visto nessuno

    Non è venuto nessuno

    Quando nessuno è usato davanti al verbo all’inizio della frase, si usa da solo:

    Nessuno è venuto

    Niente/Nulla, si usa solamente come pronome e significa 'nessuna cosa'.

    Come per nessuno, quando è usato dopo il verbo è necessario usare non; quando è usato prima del verbo si usa da solo.

    Non ho niente/nulla da fare

    Non dirmi niente!

    Non ho fatto nulla ieri

    Niente da fare!

    Niente di speciale

    Nelle frasi interrogative niente ha valore di qualcosa

    Hai niente contro il mal di testa? = qualcosa

    No, mi dispiace, non ho niente!

    Molto/a/i/e; Poco/a/i/e hanno un significato opposto: indicano "una grande/una piccola" quantità. Possono essere aggettivi, pronomi e avverbi:

    Uso pochi cosmetici e poche medicine

    Usi poche medicine o molte?

    Lavoro molto in questo periodo

    Io mangio poco

    Quando molto/poco sono usati come avverbi sono invariabili:

    Lavoro molto, mangio poco

    Invece quando sono usati come aggettivi o pronomi concordano con il nome a cui si riferiscono e seguono le regole della declinazione del nome:

    Fumo poche sigarette

    Ho molti amici

  • Tutto/a/i/e indica la totalità. Quando è aggettivo è spesso seguito da un articolo o da un dimostrativo:

    Lavoro tutto il giorno

    Guardo la televisione tutte le sere

    Tutto questo caldo mi dà fastidio

    Come pronome generalmente segue il verbo:

    Domenica torniamo tutti a casa

    Dovete lavorare tutte insieme

    La pasta? L'ha finita tutta!

    Un po' di indica una parte di una quantità (partitivo). È invariabile.

    Ho un po' di mal di testa

    Hai un po' di latte?

    Troppo indica una quantità eccessiva; come molto/poco può essere usato come aggettivo, pronome e avverbio. In quest'ultimo caso è invariabile:

    La domenica al mare ci sono troppe persone. (aggettivo)

    Non voglio più pasta, ne ho mangiata troppa! (pronome)

    Queste camicie sono troppo care! (aggettivo)

    Lavoro troppo, mangio troppo (avverbio)

     

    I DIMOSTRATIVI QUESTO/QUELLO

    Questo indica vicinanza a chi parla

    Quello lontananza da chi parla

    Possono essere usati come aggettivi davanti a un nome:

    questo libro/quella penna

    o come pronomi:

    Questa è mia sorella

    Quella è la mia macchina

    Preferisco quella.

    Sia i pronomi sia gli aggettivi possono essere rafforzati dagli avverbi di luogo lì/là (per quello) qui/qua (per questo)

    Questo qui è mio!

    Quella lì è mia sorella

    Da notare: quando quello è usato come pronome segue lo schema degli aggettivi in -o:

    quello/quella/quelli/quelle.

    Ho visto un bel vestito. Comprerò quello.

    Quella è la mia migliore amica.

    Ma quando è usato come aggettivo, la forma cambia seguendo lo schema dell'articolo determinativo:

    il vestito quel vestito

    lo sport quello sport

    l'amico quell'amico

    l'amica quell'amica

    la giacca quella giacca

    i calzoni quei calzoni

    gli amici quegli amici

    le scarpe quelle scarpe

     

     

    NUMERALI CARDINALI

    I numeri cardinali determinano una quantità numerica precisa. Sono invariabili tranne uno che al femminile fa una, e mille che come forma plurale ha -mila.

    uno, due, tre, quattro, cinque, mille, duemila

    Uno inoltre si tronca e si apostrofa secondo le regole dell'articolo indeterminativo:

    un banco, un albero, un'amica

     

    INDICE GRAMMATICALE

    NUMERALI ORDINALI

    I numeri ordinali indicano l'ordine di successione in una serie numerica. Sono tutti variabili nel genere e nel numero, si concordano con il nome a cui si riferiscono come gli aggettivi qualificativi. I primi dieci ordinali hanno una forma propria:

    primo, secondo, terzo, quarto, quinto, sesto, settimo, ottavo, nono, decimo

    Tutti gli altri, da undici in poi, si formano aggiungendo al numero cardinale il suffisso -esimo:

    undicesimo, dodicesimo, tredicesimo, quattordicesimo, quindicesimo

    ennesimo (= aggiunto a una serie già numerosa)

    Te lo ripeto per l’ennesima volta!

    Da notare: per primo, per secondo, per contorno ecc. indicano le varie portate di un pranzo.

    Per primo che prendi?

    …per secondo della carne arrosto.


    AVVERBI

    L’avverbio è una parola invariabile che si pone accanto ad un’altra parola per determinarne o modificarne il significato o per completare il senso di intere frasi.

    L’avverbio modifica il significato di:

    Verbo:

    Nome:

    Aggettivo:

    Avverbio:

    Frase:

    Mario dorme molto

    La quasi totalità

    Mario è molto felice

    Verrò molto volentieri

    Probabilmente andrò al mare

    Gli avverbi si dividono in due categorie:

    Avverbi qualificativi: Indicano il modo in cui si svolge l’azione. Rispondono alla domanda come? (bene, male, facilmente, discretamente, meglio, ecc.)
    Avverbi determinativi: Esprimono una determinazione:
    • Di luogo (dove?): qui, quaggiù, sopra, sotto, lontano, ecc.
    • di tempo (quando?): oggi, domani, sempre, mai, ecc.
    • di quantità (quanto?): poco, molto, assai, abbastanza, ecc.
    • di affermazione: sì, certo, sicuro, ecc.
    • di negazione: no, niente affatto, nemmeno, ecc
    • di dubbio: forse, probabilmente, ecc.

    AVVERBI DI LUOGO

    Esprimono una indicazione di luogo, specificando la collocazione di un oggetto nello spazio, la distanza di un oggetto dagli interlocutori. Rispondono alla domanda "dove?".

    Eccone alcuni:

    Davanti

    Dove mi siedo? Puoi sederti sul sedile davanti.

    Spesso (soprattutto se accompagnato dalle preposizioni a, oppure raramente di) ha funzione preposizionale:

    L'ospedale è davanti al cinema.

    Il vaso è davanti alla porta.

    Dietro

    Dove mi siedo? Puoi sederti dietro.

    La valigia è dietro il divano.

    Spesso (soprattutto se accompagnato dalle preposizioni a o di) ha funzione preposizionale:

    Il teatro si trova dietro al porto.

    Maria si siede sempre dietro di me.

    Dentro

    Piove! Torna dentro.

    Spesso ha funzione preposizionale:

    Dov’è la sveglia? È dentro il cassetto.

    In fondo

    Dov'è la profumeria? E' laggiù in fondo.

    Spesso (soprattutto se accompagnato dalla preposizione a) ha funzione preposizionale:

    Dov'è la profumeria? E' in fondo alla strada.

    Di fronte

    Dov'è il meccanico? E' proprio qui di fronte.

    Quando è accompagnato dalla preposizione a ha funzione preposizionale:

    Dov'è il meccanico? Si trova di fronte alla farmacia.

    Vicino/a

    Dov'è la profumeria? E' abbastanza vicina.

    Quando è accompagnato dalle preposizioni a oppure di ha funzione preposizionale:

    L’ombrello è vicino alla televisione.

    Lontano/a

    Dov'è la panetteria? E' abbastanza lontana.

    Quando è accompagnato dalla preposizione da ha funzione preposizionale:

    E' lontana dalla stazione.

  • Sotto
  • Vado sotto.

    Spesso è usato come preposizione.

    Il gatto è sotto il tavolo.

    NE

    Ne è innanzitutto un avverbio di luogo, ma è importante anche come pronome: può essere un pronome dimostrativo, personale o partitivo. Come pronome personale significa 'di lui/da lui - di lei/da lei – di loro/da loro'. Come dimostrativo "di/da questa cosa". Come partitivo significa "di questa cosa" in relazione a una certa quantità.

  • · Ne avverbio di luogo con senso di allontanamento (di/da lì/là):
  • Me ne vado (da lì)

    Dopo soli 5 minuti te ne sei andato (dalla festa).

  • · Ne pronome dimostrativo o pronome personale a seconda del contesto:
  • Che cosa ne pensa? = 'di questa cosa, di lui, di lei, di loro'

    Non ne pensa bene = 'di questa cosa, di lui, di lei, di loro'

    Non ne voglio più sentir parlare! = 'di questa cosa, di lui, di lei, di loro'

  • · Ne pronome partitivo, indica una quantità di qualcosa che non conosciamo:
  • Quante lettere mi hai scritto?

    Te ne ho scritte tre ne = 'di lettere'

    Vuoi un gelato?

    No, grazie, ne ho già mangiati due! ne = 'di gelati'

    Da notare: quando ne è usato davanti a un verbo con participio passato (ad es. un passato prossimo) il participio si accorda in numero e genere con l'oggetto a cui si riferisce ne. Nell'esempio precedente il participio mangiati è al plurale maschile perché ne si riferisce a due gelati (maschile, plurale).

    Osserva anche l'uso di ne con il verbo esserci.

    C'è una stazione di servizio qui vicino?

    Sì, ce n'è una a trecento metri/No, non ce n'è nessuna

    CI/VI

    Oltre che nelle forme pronominali di prima persona plurale, Ci può anche essere usato come:

  • Avverbio di luogo:
  • Vai mai al cinema? Sì, ci vado ogni Domenica = Sì, vado al cinema ogni Domenica

    Ci sei (a casa) domani?

  • Pronome dimostrativo neutro (di ciò, a ciò, in ciò, su ciò, da ciò):
  • Non ci pensare! 'a ciò, a questa cosa'

    Non ci posso credere! 'a ciò, a questa cosa'

    Questo non c’entra! 'in ciò, in questa cosa'

    Ci può riferirsi anche a esseri animati, purché corrisponda a un pronome dimostrativo o personale costruito con le preposizioni con, su, da, in:

    È un amico fidato. Ci puoi contare 'su di lui'

    […]È simpatica e ci vado molto d’accordo 'con lei'

  • In espressioni idiomatiche, spesso combinato con un pronome atono o accompagnato da avere:
  • Ce l’hai una sigaretta?

    Ce l’ho con te. (= sono arrabbiato/a con te)

    Hai una caramella? No, non ce l’ho.

    Ce l’hai il biglietto?

    Ci sono rimasto male

    Non ci sento

    Con le stesse funzioni (tranne per le espressioni idiomatiche) può essere usato Vi, ma in contesti più formali, o nell’uso scritto o letterario della lingua:

    Il Congresso si apre domani. Vi prenderà parte anche il Ministro

    AVVERBI DI TEMPO

    Gli avverbi di tempo servono a determinare il tempo in cui si svolge un'azione e rispondono alla domanda quando?.

    Sono avverbi di tempo: adesso, ora, prima, frequentemente, annualmente, ancora, già, mai, presto, tardi, oggi, dopo, sempre, ecc.

    Adesso vado a dormire

    Il Congresso si tiene annualmente

    Prima andavo sempre in palestra.

    In relazione al giorno si possono distinguere:

    L'altro ieri ¬ ieri ¬ OGGI ® domani ® dopodomani

    Ieri / l'altro ieri ho dormito fino alle undici.

    Oggi dormo fino alle undici.

    Domani / dopodomani dormirò fino alle undici.

     

    In relazione al raggio d’azione nel tempo, gli avverbi di tempo possono indicare:

  • · un momento nel passato, facendo un salto indietro nel tempo a partire da adesso:
  •    

    PASSATO

    PRESENTE FUTURO

    Un anno fa lavoravo a Milano.

    Laura si è laureata un mese fa/il mese scorso.

    Poco fa sono caduto.

     

  • · un'azione che ha inizio nel passato e si svolge fino al presente:
  •    

    PASSATO

    PRESENTE FUTURO

    Da quanto tempo giochi a tennis? (siamo su un campo di tennis)

    Da due anni.

    Sono due anni che gioco a tennis.

    È da due anni che gioco a tennis.

    Da quando giochi a tennis?

    Dal 1995. (gioco a tennis)

     

  • · un’azione che ha inizio nel presente e prosegue fino ad un momento nel futuro:
  •    

    PASSATO

    PRESENTE FUTURO

    Fino a quando lavori?

    Lavorerò fino a luglio/fino al 1998.

    Prenderò il sole fino alle cinque.

    Fra/tra un mese andrò in vacanza.

    Laura si laureerà il mese prossimo/tra un mese.

     

    Per mettere in relazione eventi o azioni diverse si usano:

    Prima/Dopo, precisano se un evento si svolge, sull'asse lineare del tempo, in un momento anteriore o posteriore rispetto ad un punto di riferimento dato.

    Se vieni a cena da me, fammelo sapere prima di uscire.

    Dopo l'incidente è andato dal meccanico.

    Appena, esprime il succedersi ravvicinato di due azioni.

    Abbiamo fatto benzina appena siamo partiti.

    E' venuto appena l'ha saputo.

    E Francesca? L’ho appena chiamata.

    Ancora, non ancora, esprimono la continuità di un'azione.

    Ci sono ancora delle patate?

    Non ho ancora fatto riparare le scarpe.

    Già, indica un evento compiuto. È usato in frasi affermative.

    Hai già fatto riparare la radio?

    Era già riparata.

    N.B.

    Hai già visto il museo? (affermativa)

    Sì, l’ho già visto. (affermativa)

    No, non l’ho ancora visto. (negativa)

    AVVERBI INTERROGATIVI

    Servono per rivolgere un’interrogazione, diretta o indiretta, su luogo, tempo, modo, causa.

  • Dove? è l’avverbio interrogativo di luogo.
  • Dove abiti?

    Dov’è la profumeria?

    Può essere accompagnato dalle preposizioni "di" o "da":

    -Di dove sei?- -Sono di Perugia-

    Da dove vengono?

  • Quando? è l’avverbio interrogativo di tempo.
  • Quando parti?- -Parto domani-.

    Quando ha imparato l’italiano?- -Un anno fa-

  • Come? è l’avverbio interrogativo di modo.
  • Come stai?- -Bene, grazie.-

    Come hai trovato l’appartamento?

    Quanto paghi di affitto?

    Quanto costano quelle scarpe?

    Può essere accompagnato da tutte le preposizioni:

    Fra quanto parte il prossimo treno per Firenze?

    Da quanto tempo stai aspettando?

  • Perché? è l’avverbio interrogativo di causa.
  • Perché non scrivi una lettera a Maria?

    Perché parti?

    Può essere rafforzato dalle congiunzioni "ma", "e", "o".

    Ma perché non me lo hai detto prima?

    E perché ci sei andato, allora?

    Si può sostituire con la forma "come mai?"

    Perché/Come mai non scrivi una lettera a Maria?


    PRONOMI

    Il pronome è una parte variabile del discorso che si usa al posto del nome per evitarne la ripetizione e per dare snellezza al periodo.

    Ho visto Mario. Non c’era nessuno con Mario.

    per evitare la ripetizione si può dire:

    Ho visto Mario. Non c’era nessuno con lui. (il pronome personale lui sostituisce Mario).

    PRONOMI PERSONALI SOGGETTO  

    I pronomi personali soggetto sono una parte variabile del discorso e servono per riferirsi a qualcuno o a qualcosa senza nominarli direttamente nella comunicazione.

    I pronomi personali di prima persona e seconda persona si riferiscono a persone presenti nella comunicazione, poiché rappresentano rispettivamente chi parla e chi ascolta. Il pronome personale soggetto di terza persona indica la persona di cui si sta parlando.

    Io prima persona singolare

    Tu seconda persona singolare

    Lui/lei, esso/essa, egli/ella terza persona singolare

    Noi prima persona plurale

    Voi seconda persona plurale

    Loro, essi/esse terza persona plurale

    La forma maggiormente utilizzata per la terza persona singolare è lei/lui per le persone e gli esseri animati. Ella/egli sono piuttosto formali. Al plurale si usa loro.

    Per indicare esseri inanimati si usano invece i pronomi essa/esso, al singolare e essi/esse al plurale.

    Lei si è appena sposata

    Quando loro sono arrivati, la festa era già finita.

    Ho comprato molti libri. (Essi) mi terranno compagnia.

    In italiano l'uso dei pronomi personali in funzione di soggetto non è obbligatorio, in quanto la desinenza del verbo è sufficiente a determinare la persona. La presenza del pronome personale soggetto diventa però indispensabile in alcuni casi:

  • · nelle contrapposizioni quando si vuole dare particolare enfasi al soggetto:
  • Tu sei sposato, io invece no

  • · quando ci può essere confusione con alcune forme verbali:
  • Che sia lui a dirmelo mi stupisce!

  • · Quando il pronome segue il verbo o è messo in particolare evidenza:
  • Sei stato tu a decidere la data!

    Lui sì, che ha capito!

  • · Quando ci sono più azioni con soggetti diversi:
  • Tu vai avanti, noi ti seguiamo a distanza.

  • · Quando il pronome è accompagnato da: anche, pure, nemmeno, neanche, almeno, addirittura, magari, ecc.
  • Vieni anche tu alla festa? Sì, vengo anch’io

    PRONOMI PERSONALI COMPLEMENTO

    I pronomi personali complemento hanno due forme:

    forma tonica.

    forma atona.

    La forma tonica porta l'accento (tonico, e non grafico) della frase e viene usata per dare una enfasi particolare al pronome o quando lo si vuole mettere in contrasto con un altro pronome nella stessa frase:

    Dico a te! Fai attenzione! (proprio a te, non a qualcun altro)

    Invito te, non lui! (proprio te e non l'altro)

    La forma atona non ha accento:

    Ti dico di fare attenzione.

    Ti invito volentieri.

    I pronomi tonici sono sempre posti dopo il verbo.

    I pronomi atoni, invece, possono essere posti prima o dopo il verbo. Generalmente lo precedono, ma a volte lo seguono, formando con esso una sola parola. Fa eccezione il pronome loro che rimane separato.

    I pronomi atoni seguono il verbo nei seguenti casi:

  • · Con l’imperativo affermativo (tu/noi/voi):
  • Telefonami domani = tu telefona + mi (a me)

    Ditemi perché non siete venuti. = voi dite + mi (a me)

    Diamoci un tempo! = noi diamo + ci (a noi)

    Da notare: con alcune forme verbali dell'imperativo di 2ª persona, formate da una sola sillaba (ad esempio da', sta', fa', di', va') il pronome atono viene pronunciato e scritto con doppia consonante:

    da + mi Þ dammi

    di + lo Þ dillo

    sta + ci Þ stacci

    fa + ti Þ fatti

    va + la Þ valla

    Fa eccezione il pronome gli che non si raddoppia:

    digli, fagli, dagli

  • Con l’imperativo negativo (tu/noi/voi):
  • Non dirgli niente (ma anche non gli dire niente)

    Non ditegli niente (ma anche non gli dite niente)

    Non diciamogli niente

  • Con l'infinito:
  • Telefono per dirvi = dire + vi (a voi)

  • Con i verbi potere, volere, dovere, sapere i pronomi atoni possono precedere o seguire il verbo:
  • Posso telefonarti domani?

    Ti posso telefonare domani?

  • Con il gerundio:
  • Parlandogli con calma, capiresti che ….

    I pronomi personali complemento esprimono diversi tipi di relazione con il verbo e per questo parliamo di pronomi diretti e pronomi indiretti, nelle forme atone e toniche:

    Mi chiami domani? (diretto)

    Mi mandi una cartolina? (indiretto)

    L'uso del pronome diretto o indiretto dipende dal verbo.

    Nell'esempio:

    Mi mandi una cartolina?

    Mi è indiretto, perché si dice "mandare qualcosa a qualcuno".

    Mentre nell'esempio:

    Mi chiami domani?

    Mi è diretto, perché si dice "chiamare qualcuno".

    Il verbo, cioè, determina l'uso del pronome diretto o indiretto, mentre noi possiamo scegliere se usare una forma atona o tonica per dare maggior rilievo al pronome.

    Una particolare attenzione meritano i pronomi atoni di 3^ persona singolare e plurale:


    La è il pronome atono diretto di 3ª persona. femm. (lei) ma si usa anche per rivolgersi in modo formale a un'altra persona, invece del ti informale.

    Signor Rossi, allora La richiamerò domani! = richiamerò Lei

    Le è il pronome atono indiretto di 3ª persona. femm. (a lei) ma si usa anche per rivolgersi in modo formale a un'altra persona, invece del ti informale.

    Le dispiace se fumo? = dispiace a Lei?

    Lo è il pronome atono diretto di 3ª persona. sing. masch. (lui)

    Marco? L’ ho visto stamattina = ho visto lui

    Gli è il pronome atono indiretto di 3ª persona. sing. masch. (a lui) ma nella lingua parlata è usato anche come pronome indiretto di 3ª pers. plur., mentre il pronome Loro è riservato alla lingua più formale.

    Marco? Gli ho telefonato stamattina = ho telefonato a lui

    Marco e Luciano? Gli ho detto di venire dopo = ho detto a loro (informale)

    Marco e Luciano? Ho detto loro di venire dopo = ho detto a loro (formale)

    Lo /La; Li /Le

    Sono pronomi atoni diretti, sing. masch. e femm.; plur. masch. e femm.

    Quando sono usati con un passato prossimo, il participio del verbo concorda per genere e numero con il pronome.

    Inoltre, Lo e La si scrivono con l'apostrofo, anche davanti alle forme dell'ausiliare avere: ho/hai/ha.

    Luisa? L'abbiamo incontrata ieri (femm. sing.)

    Quel disco? L'ho comprato ieri (masch. sing.)

    Quella valigia? L'ho comprata da Nino (femm. sing.)

    I miei amici? Li ho incontrati al bar (masch. plur.)

    Le pere? Le ho comprate al mercato (femm. plur.)

    Quegli occhiali? Li ho comprati in Francia (masch. plur.)

    Quelle batterie? Non le ho mai usate (femm. plur.)

    Da notare: i pronomi personali complemento nelle loro forme toniche possono essere preceduti da qualsiasi preposizione.

    Per me un'insalata, e per te?

    Con lui non so mai che cosa fare.

    Venite da noi stasera?

    Queste forme possono quindi esprimere qualsiasi relazione con il verbo a differenza delle forme atone che indicano solamente la persona o la cosa su cui termina l'azione (complemento di termine).

     

    PRONOMI COMBINATI

    Me lo ha dato ieri

    Te lo manda ora?

    Enrico se ne è già andato

    I pronomi atoni indiretti e i pronomi riflessivi (mi, ti, si, gli, ci, vi) possono combinarsi con i pronomi lo, la, li, le, ne. La -i del pronome atono indiretto, o del riflessivo si trasforma in -e. In prima posizione si ha sempre il pronome complemento indiretto (mi, ti, ecc.) e in seconda posizione si ha quello diretto (lo, la, ecc.).

    Pronome indiretto + Pronome diretto = Pronome combinato. Così ad esempio:

    mi + lo > me lo;

    si + la > se la ecc.

    Il libro? Me lo porta oggi = a me porta il libro oggi

    Le lettere? Te le scrivo domani = A te scrivo le lettere domani

    Da notare:

    Il pronome Gli + lo, la, li, le, ne diventa glielo, gliela, glieli, gliele, gliene. Forma così una sola parola che vale per la 3a persona di qualsiasi genere e numero.

    L'aranciata? Gliela porto io!

    può significare:

    Porto l'aranciata a lui

    Porto l'aranciata a lei (anche Lei formale)

    Porto l'aranciata a loro

    Il contesto ci fa capire se si tratta di un singolare, di un plurale, di un femminile o di un maschile.

    I pronomi combinati di norma precedono il verbo ma, come per i pronomi atoni, lo seguono e si scrivono come una sola parola nei seguenti casi:

  • Nel modo imperativo (persone: tu, noi, voi):
  • Diglielo che non vieni!

    La penna dammela, è mia!

    Scrivigli appena puoi.

    Il pomodoro, lavalo (tu)!

    Il giornale? Leggetelo (voi)!

  • Nella forma negativa dell’imperativo (persone: tu, noi, voi) la coppia di pronomi può essere posta sia prima sia dopo il verbo:
  • Non andartene!

    Non te ne andare

  • Con i modi indefiniti: infinito, participio, gerundio:
  • Ti telefono per dirtelo

    Solo spiegandovelo con calma, lo capirete

  • nelle espressioni costruite con un verbo servile (potere, volere, dovere), i pronomi combinati possono sia precedere sia seguire il verbo:
  • Posso mandarteli domani?

    Te li posso mandare domani?