CAMUS - LO STRANIERO

PRIMA PARTE:

Meursault, narratore e protagonista del romanzo, è un giovane e modesto impiegato  che vive ad Algeri. Il racconto comincia il giorno della morte di sua madre. Di buonora, riceve un telegramma dall’ospizio di Marengo, situato ad ottanta chilometri da Algeri, che gli annuncia  il decesso di lei.  Meursault chiede ed ottiene un congedo di quarantotto ore e va a pranzare “Da Celeste”, un ristorante di cui è un habitué. Intorno alle due del pomeriggio  prende l'autobus. Fa molto caldo e Meursault dorme durante quasi tutto il tragitto. Essendo l’ospizio distante due chilometri dal centro abitato, Meursault compie l’ultimo tratto a piedi. Dopo le formalità, ha un incontro con il direttore dell'ospizio, che ascolta distrattamente.  Quest'ultimo gli rivela che sua madre non stava male all’ospizio.  Gli annuncia anche che la sepoltura religiosa è fissata il  mattino del  giorno dopo. Quindi Meursault si reca  in una stanza sbiancata alla calce dove si trova depositato il corpo della madre ma rifiuta di vederne il cadavere. Ha una conversazione con il portinaio. Quest'uomo, molto loquace, gli racconta i fatti suoi e gli propone di cenare al refettorio. Meursault declina l'invito. Il portinaio gli offre allora un caffellatte che Meursault accetta. Quindi ha luogo la veglia, interminabile: gli amici di sua madre, tutti uguali, vi assistono. Si dispongono attorno alla bara e lasciano sfuggire dei rumori strani dalle loro bocche senza denti. Una vecchia   piange incessantemente. Meursault ha l'impressione sgradevole che questi vecchi siano lì per giudicarlo.

Albeggia. Meursault ammira la bellezza di questo nuovo giorno. Dopo una toeletta rapida ed un nuovo caffellatte che gli ha preparato il portiere, Meursault si reca nell’ufficio del direttore dove compie nuove formalità amministrative. Quindi il corteo funebre si dirige verso la chiesa del villaggio, raggiungibile in  tre quarti d'ora di marcia. Un vecchio segue penosamente la processione, si tratta di Thomas Perez, un lavorante nell’ospizio della madre.    I vicini scherzano su  loro due,   indicati come  "i fidanzati".

Il calore è intollerabile. La sepoltura sfila come un sogno nello spirito di Meursault: la chiesa, il cimitero, lo svenimento del vecchio Perez, l'attesa, quindi la gioia quando l'autobus lo riporta infine ad Algeri. Meursault ha sepolto la   madre senza versare una lacrima né  ha voluto simulare un dolore  non sentito.

Al  risveglio, il sabato,  Meursault si sforza di capire  lo scontento del principale. In fin dei conti non si è assentato che quattro giorni in tutto: due giorni di congedo per la sepoltura della madre, quindi i due giorni del  fine settimana. Ozioso, decide di andare a bagnarsi al porto. Vi incontra per caso  Marie Cardona, un ex dattilografa del suo ufficio che "aveva desiderato un tempo". Nuotano, si divertono in acqua. I loro corpi si sfiorano. Quindi si addormentano insieme su una boa, Meursault ponendo la   testa sul ventre di Marie. Quando si rivestono, Marie scopre, vedendo la sua cravatta nera, che Meursault è in lutto. Mostra la sua sorpresa quando apprende che egli ha perso  la madre il giorno prima.  La sera, al cinema vedranno una pellicola di Fernandel. Durante la proiezione  lui le accarezza un seno e l’abbraccia. Passano la notte insieme. La domenica lei parte prima che lui si svegli. Meursault resta tutta la mattina a letto a fumare. A mezzogiorno si cucina due uova che mangia dalla padella. Ancora ozioso, resta tutto il pomeriggio alla finestra a guardare  l’andirivieni  giù in strada della gente del quartiere. La sera, «ho pensato che fosse una  domenica come le altre, che mamma era sepolta, che avrei  ripreso il mio lavoro domani e che, tutto sommato,  nulla era cambiato».

Il lunedì, Meursault torna in ufficio. Dopo una mattina banale, pranza come al  solito “Da Celeste” con il   collega Emmanuel. Quindi siesta da lui, e ritorno all'ufficio in tram, dove lavora tutto il pomeriggio; la sera... il piacere semplice di rientrare a casa  lungo i marciapiedi. Nella scala del suo caseggiato, Meursault incontra  il vecchio Salamano, il suo vicino di pianerottolo, in compagnia  del   cane, un braccio coperto di croste, che non  lascia, e che ingiuria;  è da  otto anni che Meursault assiste ogni giorno a questa scena immutabile. Quindi dopo aver lasciato Salamano, un  altro vicino, Raymond Sintès, lo invita a   «a mangiare un boccone» da lui; sospettato di essere un magnaccia, questo vicino gode di cattiva reputazione. Quella sera  porta una fasciatura alla mano: si è ferito nel corso di una rissa di cui fa il resoconto. Raymond Sintès si confida con Meursault: l'uomo col quale si   è battuto è il fratello di una donna che "gestisce".

Vuole punire  perché si è accorto che ha fatto la  furba. Vuole scriverle una lettera, per farla ritornare, ed in seguito umiliarla. Chiede a Meursault di redigere questa lettera e così aiutarlo a realizzare la sua vendetta. Meursault gliela scrive. Raymond è soddisfatto e riconoscente:  «Ora, sei un vero amico».

La settimana si chiude. Meursault ha lavorato bene. È sabato, ritrova Marie. Prendono l'autobus per andare in spiaggia,  lontana   alcuni chilometri da Algeri. Il sole, l'acqua, il gusto del sale, ed i giochi d’amore tra le onde: «La sua lingua rinfrescava le mie labbra e ci siamo rotolati nelle onde subito dopo»  Tutti e due rientrano a casa di  Meursault:  «Avevo lasciato la   finestra aperta ed era bello sentire la notte d'estate cadere sui nostri corpi abbronzati».

Marie resta la domenica mattina. Desidera sapere se Meursault la ama  Lui le risponde che ciò non vuol dire nulla, ma  a lei è sembrato di no.   Marie si intristisce un po’, ma  il buono umore   ritorna . È a questo punto  che odono i rumori di un  litigio proveniente dall’appartamento di Raymond; quest'ultimo sta insultando e  picchiando una donna. Meursault e Marie escono sul pianerottolo. L'arrivo di un agente mette fine alla  lite. La ragazza accusa Raymond di essere un magnaccia, cosa che gli vale una convocazione al commissariato.

Dopo la partenza di Marie, nel primissimo pomeriggio, Meursault dorme un po’. Quindi Raymond viene a trovarlo. È soddisfatto della sua vendetta e gli chiede di venire a testimoniare. Meursault accetta. Escono insieme il pomeriggio. Meursault trova che «è un buon  momento».  Al loro ritorno, trovano Salamano senza il suo cane. Il vecchio   è   affranto.  I due uomini lo riassicurano dicendogli  che il cane si è forse smarrito, e che sarebbe tornato.

La sera, Salamano viene a far visita  a Meursault. «Quindi si è congedato con un: "Buonasera". Ha chiuso la  porta  di casa sua e l’ ho  sentito per un po’ andare e venire per la camera. Il suo letto ha poi cigolato. Attraverso le pareti sottili ho sentito brevi rumori e  ho capito che piangeva. Non so perché ho pensato a mia madre».

Meursault è in ufficio e Raymond lo chiama per invitare lui  e Marie a passare la domenica seguente da un amico, in una capanno  in riva  al mare, vicino Algeri. Raymond lo informa    anche che  per tutto il giorno un gruppo di Arabi lo ha pedinato, fra i quali c’era  il fratello  della sua vecchia amante. Poco dopo il principale di Meursault lo convoca. Gli propone di inviarlo a Parigi dove prevede di aprire un'agenzia. Meursault mostra poco entusiasmo ed il principale gli rimprovera la sua indifferenza e la sua mancanza d'ambizione.

La sera Marie cerca  Meursault per  chiedergli  se vuole sposarla. Meursault le  spiega che il matrimonio per lui  non ha alcun'importanza e che se lei lo desidera possono anche sposarsi. Quindi i due amanti  si separano poiché Marie "aveva da fare".

Pasto serale “Da Celeste”, allo stesso tavolo  dove  una donnetta indaffarata  ha movenze da automa.  Di ritorno a casa, sul limitare della porta, Meursault trova Salamano, che gli annuncia che il suo cane risulta  definitivamente smarrito. Parlano un po’ del cane, quindi Salamano rammemora la propria  giovinezza, la sua ambizione di allora, sua moglie e il  cane che aveva acquistato  alla morte di questa. Quindi evoca la madre di Meursault: nel quartiere la gente lo ha giudicato male   quand’egli l’ha messa all'ospizio, ma lui, Salamano, conosceva molto bene Meursault e sapeva che amava  molto   sua madre.  Per la prima volta, da che si conoscono, i due uomini si  scambiano una stretta  di mano.

Domenica. Marie chiama Meursault e lo sveglia. Bussano quindi alla porta di Raymond perché sia della loro. Marie è felice di passare la  giornata   al  mare con Meursault. All’atto di prendere  l'autobus, Raymond scorge sul marciapiede di fronte  degli  Arabi (fra cui il suo "tipo")  che li stanno  osservando. Prendono l'autobus per recarsi dall'amico di Raymond, Masson, un tipo gagliardo, molto simpatico. Scherzando   arrivano al capanno di Masson, situato all'estremità della spiaggia. Masson attende i suoi ospiti in compagnia della moglie, una «piccola donna rotonda dall'accento parigino». Masson, Meursault e Marie vanno a fare il bagno. Meursault e Marie nuotano insieme («Sentivamo l'accordo dei nostri gesti e della nostra intimità»") quindi si stendono al sole. È ancora presto per il  pranzo   e il riverbero del sole sul mare è accecante.

Mentre  Maria aiuta la  signora Masson a lavare i piatti, Meursault, Raymond e Masson vanno in spiaggia. All’improvviso scorgono i due Arabi. È  "lui", dice  Raymond riconoscendo  il suo avversario. Raymond colpisce il "suo tipo" e Masson si occupa dell'altro. Meursault non prende parte al litigio. Il primo degli Arabi  trae un  coltello e ferisce  Raymond  di striscio.  Questi si allontana per  farsi  disinfettare da un  medico. Meursault  resta con le donne. Al suo ritorno, verso l’una e mezza, Raymond torna sulla spiaggia accompagnato da  Meursault. I due Arabi sono ancora là, stesi vicino ad una fontana. Raymond provoca il suo avversario ma Meursault, per precauzione, lo costringe a riporre  il   revolver. I due Arabi si ritirano tranquillamente.

La calura  è intollerabile. Di  ritorno al capanno, Meursault avverte  l’impulso  di ritornare a camminare  sulla spiaggia, e si dirige verso l'angolo ombreggiato della fontana per trovare un po’ di frescura. Il "tipo" di Raymond è ritornato. Per via  del sole spietato, Meursault vivrà il seguito degli eventi in una specie di semi-incoscienza; stringe il revolver di Raymond in  tasca, forse decide  di fare un mezzo giro, ma sente la spiaggia "vibrante di sole" che  quasi  lo pressa da dietro; l'Arabo estrae il   coltello, la luce balugina sull'acciaio; gli occhi sigillati dal sudore, la mano di Meursault si contrae sul revolver, il colpo parte. «È lì, in quel rumore ad un tempo secco e assordante, che tutto è cominciato. Scuotendomi dal    sudore e dal sole, ho capito che avevo infranto l’armonia  del giorno, il silenzio inaudito  di una spiaggia dov’ero stato felice. Allora, ho sparato ancora quattro volte su un corpo inerte dove i proiettili s’affondavano come  se non  fossero veri.  Ed era con questi quattro brevi colpi che bussavo  alla porta dell’infelicità ».

SECONDA PARTE:

Meursault è arrestato e subisce molti interrogatori al commissariato, quindi dal  giudice inquirente. Trovando la sua causa "molto semplice" Meursault non reputa necessario   prendersi un avvocato. Gliene viene assegnato uno d'ufficio. Che interroga Meursault su sua madre e i sentimenti  che nutriva per lei. Le confessioni  ad  un  tempo sincere ed ingenue di Meursault imbarazzano l’ avvocato. Nuovo interrogatorio  del  giudice. Anche questi gli  chiede   se amava  la   madre. Desidererebbe anche comprendere perché ha aspettato tra il primo e  gli altri quattro   colpi di pistola. Meursault non manifesta alcun rammarico  e resta muto. Il giudice, invece, perde il controllo.  Invoca Dio  e   Cristo  e brandisce un crocifisso. Gli atti istruttori  dureranno  undici mesi. Ora che l'avvocato vi assiste,  Meursault ha l'impressione di essere un po' lasciato fuori:

« Il giudice discuteva dell’inchiesta  col  mio avvocato.  Ma in verità, non è di me che si  occupavano».

Il giorno del suo arresto, Meursault si trova ristretto con altri prigionieri. Quindi ben  presto, si trova solo in   cella. Dalla sua finestra, può vedere il mare. Visita di Marie in parlatoio. Il rumore delle altre conversazioni dei prigionieri copre le parole di Marie. Meursault ha difficoltà a concentrarsi. Gli risponde soltanto con monosillabi. Tuttavia, vorrebbe tanto abbracciarla.

Quindi Marie gli invia una lettera, sarà l'unica. Meursault soffre all'inizio della   privazione della libertà. Gli manca  il mare, ha voglia di sigarette, ha desiderio di donna. Ma si abitua poco a poco alle privazioni e non si reputa  «troppo infelice». Ammazza  il  tempo in cella: dorme, legge, va con la mente ai ricordi, e legge e rilegge un fatto di cronaca  su un vecchio pezzo di giornale trovato sotto il suo materasso. Una sera si specchia sul fondo  della sua gamella:  «Mi sembrò che la mia immagine restasse seria, anche  quando   provavo a sorridere.»

Il processo alle Assise  ha luogo in giugno.  «Il  dibattimento si è aperto mentre  fuori  il sole alto risplende»  . La mattina, Meursault si confida con un gendarme e gli confessa  che gli piacerebbe assistere ad un processo. Non ha mai avuto occasione di parteciparvi. La sala del tribunale ribolle. Ci si accalca  per vederlo. Meursault realizza la propria condizione nella  gabbia d'imputato. Vede i giurati allineati come su un sedile di tram, i giornalisti, la corte, i testimoni. Le risate, il tramestio che regna in   sala, e   il forte brusio  sembrano escluderlo: si sente di troppo.

Entra la corte. La seduta comincia con scaramucce procedurali, quindi vengono riassunti i fatti. Il presidente interroga Meursault su sua madre, sull'omicidio dell'Arabo. I testimoni sfilano gli uni dopo gli altri: il direttore dell'ospizio, il portiere, Thomas Perez. I  giudici apprendono così   che Meursault non ha pianto alla sepoltura della madre, che ha rifiutato di vederla un'ultima volta, e che ha fumato in obitorio. La sala è sconcertata, il pubblico ministero assapora  la  vittoria.

Celeste viene chiamata a testimoniare  e può appena dire  che ciò che sta succedendo  a Meursault è una "disgrazia"; non può   dire altro. Tocca a Marie. Incalzata dal pubblico ministero, Marie riconosce che la  sua "unione irregolare" con Meursault data dal giorno dopo la sepoltura, e che sono andati quella sera stessa a  vedere una pellicola di Fernandel. Quindi si ribella contro la pubblica accusa perché  «la induceva a dire   l'opposto di ciò che pensava».

Il pubblico ministero conclude che « il giorno dopo la morte della  madre, quest'uomo andava al mare, avviava un’unione irregolare e   rideva  davanti  ad una pellicola comica».   Il tribunale presta in seguito poca attenzione alle testimonianze  di Masson e di Salamano. Quindi l'avvocato generale rivela alla corte che Raymond è un "magnaccia"; Meursault ha scritto la lettera che è all'origine del dramma, egli ha fornito una prova di comodo a favore di Raymond: questi due uomini sono complici, ed il crimine di Meursault è ovviamente un crimine abietto. Le ultime parole del pubblico ministero sono implacabili:  «Accuso quest'uomo di avere sepolto la   madre con un cuore di criminale».  L'avvocato protesta. Alla reazione dell’avvocato, Meursault capisce che il processo volge al peggio.

L’udienza è aggiornata. Meursault raggiunge  la   cella.  Egli  si sente escluso da questo processo, e ciò sia  nella difesa dell’ avvocato quanto  nelle accuse  del procuratore. Assiste al processo come se  vi  fosse estraneo. Si parla di lui, ma senza mai che alcuno gli chieda il suo parere. Alcuni punti tuttavia destano il suo interesse. Così il pubblico ministero  che lo accusa di premeditazione. Anche l'indifferenza che ha manifestato alla morte della sua madre proverebbe la sua "insensibilità". Il pubblico ministero  si spinge  fino ad parificare  il suo crimine a quello di  un parricida che sarà giudicato il giorno dopo: Meursault è un mostro, che non ha «nulla a che  fare con una società  di cui trascura le norme fondamentali». Sospinto dalla foga della sua argomentazione, il pubblico ministero   chiede la testa dell'imputato, la condanna a morte.

Il  presidente chiede indi a Meursault se desidera fare qualche commento. Per la prima volta, l'imputato chiede la parola. Annuncia che non aveva l'intenzione di uccidere l'Arabo e che questo crimine ha avuto luogo a causa del sole. Prende coscienza del ridicolo della situazione: il pubblico  scoppia di ridere.

L'avvocato invoca  le circostanze attenuanti. Elogia le qualità morali di Meursault. Ma quest'ultimo è altrove, non lo ascolta più; la sua vita gli  ritorna in mente. Prova una grande stanchezza. Quindi una calca  si stringe  attorno al suo  avvocato   per congratularsi. Durante il ritiro della corte quest'ultimo si mostra fiducioso,   crede in un verdetto favorevole. Una lunga attesa, un frastuono, il silenzio della sala, infine il presidente legge la  condanna: Meursault avrà «la testa tagliata sulla  pubblica piazza in  nome del popolo francese».

Meursault rifiuta per tre volte di ricevere  il confessore. Pensa al "meccanismo implacabile" che lo condurrà al patibolo, alle residue  possibilità di sottrarvisi. Apprende   che una sola volta il meccanismo s’è arrestato  e che il  condannato a morte  è riuscito a sfuggire il patibolo. Gli sarebbe bastato: «il mio cuore avrebbe fatto il resto».   Ricorda che  suo   padre   aveva assistito ad un'esecuzione capitale. Se fosse libero, egli sarebbe andato ad  assistervi  a tutte. Pensa al minimo dettaglio dell’ultima scena della sua vita: la ghigliottina, l'alba... Meursault sa  che è all'alba che il  boia  verrà a cercarlo. Quando la mattina designata arriva, apprende  che ha guadagnato un giorno di rinvio supplementare. Gli vien fatto di pensare  anche  alla possibilità di una grazia. Questo pensiero lo riempie di una gioia inconsulta.

Meursault pensa a Marie, che ha cessato di scrivergli, quando il confessore accede  nella sua cella. Si instaura una conversazione  tra i due uomini. Le parole di dolcezza  e di speranza del confessore fanno uscire  Meursault di ragione. Il confessore  insiste affinché Meursault si penta , ma il condannato a morte gli  risponde che non sa nemmeno che cosa sia  il peccato. Lasciandolo, il prete  dice  a Meursault ch’egli pregherà  per lui. Meursault si precipita su di lui, lo afferra al collo e l'insulta.

Dopo la sua partenza, Meursault trova la calma e si lascia trasportare dalle sensazioni della notte estiva: «Dinanzi a questa notte carica  di segni e di stelle, mi aprivo per la prima volta alla  tenera  indifferenza del mondo.  Sentendola  così simile a me, così a me  fraterna  anche, ho capito che ero stato felice, e che lo ero ancora. Perché tutto sia consumato, per  sentirmi meno solo, arrivai ad auspicare  che ci fossero molti spettatori il giorno della mia esecuzione e che mi accogliessero con grida di odio».

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VITA E OPERE - POVERTÁ:

FILOSOFIA DI CAMUS - CAMUS FILOSOFO:

Non è il mondo che è assurdo, ma il senso che l'uomo vi cerca, senza trovarlo. Su questa meccanica cieca e priva di significato trova fondamento  una dramma. Come Meursault, come Sisifo, siamo condannati a spingere senza fine una roccia davanti a noi. Vale allora la vita di essere vissuta? Sì, poiché l'uomo, nel suo sforzo inutile, è più grande del suo destino poiché può rivoltarsi contro di esso. Questa è la sua libertà: "occorre immaginare Sisifo felice".

L'uomo esiste dunque soltanto per  la sua rivolta, che può assumere mille modalità: filosofica, storica, politica, poetica. Ma, tra la schiavitù accettata e la  violenza rivoluzionaria, la creazione è la vera libertà, il più umile e il più fiero sforzo umano. È ciò che mettono in pratica i personaggi de La peste.

Gli ultimi lavori, disincantati, evidenziano un fallimento, un pessimismo cupo. Ciò che resta di questa messa in discussione, è la verità, la nobiltà dell'uomo, "la vita allegra e lacerata" celebrata nel discorso del Nobel.

Le idee non sono nulla senza la loro espressione.

L'opera di Camus è quella di uno scrittore non di un filosofo. Lo ha detto egli stesso.

Secondo l'argomento o il personaggio, la scrittura cambia: neutrale per Meursault ne Lo straniero; rigorosa, oggettiva e tuttavia appassionata per la cronaca de La peste; ironica per Clamence ne La caduta.

Alla base dell'opera narrativa e saggistica di Camus è l'assurdo: l'uomo di Camus cerca una giustificazione all'esistenza e non la trova, diventando così estraneo a sé stesso. Come il protagonista del primo romanzo, "Lo straniero": Meursault uccide inesplicabilmente un uomo e si lascia condannare a morte senza tentare di giustificarsi. "Il mito di Sisifo", riflessione filosofica sul tema del suicidio, approfondisce il tema a livello teorico, suggerendo che sono possibili una morale e persino un eroismo dell'assurdo, a patto di viverne la condizione con lucidità e in piena coscienza.

La riflessione esistenzialista di Camus, contemporanea e in parte vicina a quella sartreiana, è gradualmente approdata da una iniziale predilezione per i temi della solitudine e della morte a quelli della speranza e della solidarietà umana quali possibili soluzioni del dramma dell'assurdo. La sua opera è una espressione mitica della società contemporanea, colta nella sua inquietudine e nella sua tendenza alla disperazione. Espressione alla cui efficacia contribuisce la limpida perfezione stilistica della scrittura, la classica sobrietà dell'ispirazione romanzesca.

OPERA - LO STRANIERO:

In Lo straniero , considerato unanimemente uno dei capolavori della letteratura novecentesca, Camus dA voce ad alcuni dei temi piu’ caratteristici dell'esistenzialismo nella sua versione tragica e "negativa".

ROMANZO BREVE

ESPRIME L’ESTRANEITA’ CHE SEPARA L’UOMO DAL MONDO.

La realta’ per Camus non ha alcun senso; gli eventi accadono, avvengono senza che il pensiero possa coglierne motivi e significati plausibili: ecco allora che l'uomo, con il suo pensiero, si trova ad essere straniero nel mondo.

Anche gli atti e i comportamenti umani non riescono a esibire una razionalitA’ in grado di giustificarli. Come accade al protagonista de Lo straniero , si puo’ anche uccidere senza saper dire perchE’ lo si E’ fatto.

Protagonista del libro E’ Meursault, un impiegato di Algeri, che vive in uno stato di totale indifferenza e di estraneitA’ rispetto alla vita. Giuntagli la notizia della morte della madre, si reca senza commozione ai funerali, poi fa l'amore con una ragazza, infine passa la domenica osservando con inerte distacco ciO’ che gli si svolge attorno. Dopo una lite con due arabi incontrati per caso e un nuovo scontro con loro, minacciato con il coltello, accecato dal sole, ne uccide uno con un colpo di pistola, senza sapere ciO’ che sta facendo. Poi, senza ragione, spara altre quattro volte sul cadavere. Processato, Meursault viene condannato a morte, senza reazione alcuna da parte sua: si limita ad assistere passivamente al proprio processo. In attesa della morte, ha uno scontro con il cappellano, al quale manifesta la propria totale estraneitA’ ai significati religiosi dell'esistenza: gli resta poco tempo da vivere e non vuole sprecarlo con Dio. Poi si acquieta accettando serenamente il proprio assurdo destino.

OPERA - IL MITO DI SISIFO:

Nel saggio Il mito di Sisifo (1942), sottolineato significativamente Saggio sull'assurdo, Camus esprime in modo piU’ diretto le sue posizioni teoriche. Il punto di partenza ? costituito da un'analisi di quello che viene definito " l'unico problema filosofico veramente serio ": il suicidio. Dice Camus: "C'E’ un solo problema filosofico veramente serio: il suicidio. Giudicare se la vita vale o non vale la pena di essere vissuta significa rispondere alla questione fondamentale della filosofia". Esso rappresenta per lo scrittore francese una situazione limite dell'essere e dell'agire dell'uomo, che obbliga quest'ultimo a porsi domande radicali sul senso della vita e sul nostro atteggiamento dinanzi ad essa. La tesi di fondo di Camus E’ che gli argomenti etico-religiosi e sociali tradizionalmente invocati contro il suicidio non valgono. In effetti, la vita non ha valore intrinseco, e la realtA’" E’ senza ragione " ; il tempo corrode l'individuo e le sue opere, e la morte ? comunque l'esito che attende ogni creatura. Impegnarsi in opere e iniziative pratiche ricorda davvero la vicenda di Sisifo, il mitico personaggio condannato dal destino a sospingere in cima ad un monte un macigno, che poi ogni volta ricade giU’, obbligando Sisifo a ripetere inutilmente il suo sforzo. Come gia’ era stato detto in Lo straniero , la dimensione costitutiva e piU’ peculiare dell'esistenza umana E’ l'assurditA’: l'assurditA’ nel duplice senso che le cose e gli eventi non hanno senso, e che gli atti umani sono sempre inadeguati sia rispetto alle possibilitA’ e ai desideri, sia rispetto al contesto mondano entro il quale vengono compiuti. "L'assurdo e’ un peccato senza Dio", dice a tal proposito Camus, in modo molto eloquente, ribadendo l'assurditA’ della vita per cui " tutto ciO’ che esalta la vita ne accresce, nello stesso tempo, l'assurditA’ ". E nonostante ciO’ che Camus afferma in Il mito di Sisifo, egli condanna il suicidio: esso gli appare (non diversamente dalla speranza religiosa) una sorta di evasione rispetto all'assurdo della vita. La giusta risposta di fronte a tale assurdo E’ la non-rassegnazione, anzi la rivolta (uno dei concetti-chiave della filosofia di Camus). Contro l'insensatezza del mondo l'uomo puO’ e deve avere il coraggio di reagire levando alta la sua voce, la sua protesta, la sua prospettiva donatrice di senso (sia pure di un senso non assoluto). Si tratterA’, certo, di una testimonianza infondata, in quanto non puO’ invocare ragioni e implicazioni oggettive a proprio sostegno. Ma questo, a ben guardare, non fa che aumentare il valore, la dignitA’ della rivolta umana. Altri due testi (il romanzo La peste e la raccolta di saggi intitolata proprio L'uomo in rivolta, 1951) svilupperanno in piU’ modi le tesi in qualche misura positive ("Nella profonditA’ dell'inverno, ho imparato alla fine che dentro di me c'E’ un'estate invincibile") affiorate nel Mito di Sisifo. Poiche’ la vita E’ assurda e priva di significato, essa appare come un'inutile fatica di Sisifo. Quando se ne prende coscienza, si puo’ vivere solo come stranieri, estranei all'esistenza. Accade appunto questo al protagonista del romanzo Lo straniero.