racine
FEDRA (PHEDRE):
Al pari di Edipo la storia di Fedra si
configura come un archetipo che percorre tutta la letteratura
universale. La storia della seduttrice incestuosa o meno che si
fa calunniatrice si ritrova in India, in Cina, in Egitto e fa da
trama ad altre leggende della tradizione occidentale.
Phèdre inoltre presenta una tipica situazione
edipica: ritorna infatti, anche se in forma più mediata, il tema
dellincesto. "Il mito di Phèdre e Hippolyte mette in
scena non tanto Edipo quanto Giocasta. Il desiderio incestuoso
perfettamente manifesto si sposta nella figura femminile
Luomo
deve solo subire e accettare la volontà delleroina
La presenza di Hippolyte risveglierà nella matrigna lamante,
facendole dimenticare il suo ruolo di madre." (Alberto
Capatti, Introduzione a Fedra, Mondadori).
Ma a nostro avviso un elemento tanto più
interessante quanto meno esplicito collega il dramma di Fedra a
quello di Edipo, quello della riflessione sul linguaggio; il
linguaggio che maschera e tradisce le realtà interiori, dà peso
alle apparenze, arreca morte rivelando quel che deve essere
taciuto.Edipo non vuole ascoltare le parole di Tiresia, Fedra
cerca di non pronunciare le parole fatali, ma il dramma si
consuma proprio attorno a due momenti linguistici:la confessione
e limprecazione. Alla parola non si può porre rimedio: il
passaggio dal silenzio alla parola genera lirrimediabile.
FEDRA -
TRAGEDIA:
Figlia del re degli Inferi Minosse e di sua
moglie Pasifae, che doveva innamorarsi del toro inviato da
Poseidone e dare alla luce il minotauro, discendente del Sole per
parte di madre, Fedra fu data in sposa a Teseo, eroe attico. A
Trezene o ad Atene, dove lui sarebbe venuto a celebrare i misteri,
Fedra incontra Ippolito, figlio di Teseo e di un'amazzone
chiamata a seconda delle versioni Melanippe, Antiope o Ippolita,
e si innamora di lui. La storia di Fedra comincia in realtà con
questa passione, dapprima taciuta, poi confessata sia alla
nutrice sia allo stesso Ippolito durante l'assenza di Teseo, il
cui ritorno provoca la calunnia di Fedra, il suo suicidio e la
morte di Ippolito, imprudentemente maledetto da suo padre, in un
combattimento con un mostro marino inviato da Poseidone.
Presentiamo qui di seguito la sintesi della
tragedia raciniana, di cui diamo un riassunto atto per atto,
inserendo successivamente la prefazione scritta dallo stesso
Racine:
- ATTO I: La tragedia si apre con la
decisione di Ippolito di allontanarsi da Aricia, la
fanciulla amata, per andare alla ricerca di Teseo.
Compare sulla scena Fedra che è consunta da un male
misterioso. Enone, sua nutrice e confidente, riesce
infine a strapparle il segreto: Fedra ama il figliastro e
pensa con sollievo alla morte. Latto si chiude con
lannuncio della morte di Teseo e da ciò Fedra è
indotta ad un barlume di speranza.
- ATTO II: Ippolito rivela il suo amore ad
Aricia, colei che, per decreto paterno, non dovrebbe
amare. Il dialogo tra i due viene interrotto dallarrivo
di Fedra. Durante lincontro la regina inizia col
raccomandargli daver cura di suo figlio, ma la sua
passione non tarda a tradirsi con parole allusive finché
esplode in una confessione disperata. Davanti a un
Ippolito incredulo e turbato Fedra afferra la spada del
giovane e tenta di uccidersi, ma sopraggiunge la nutrice
che la porta via mentre ha ancora in mano la spada.
Intanto corre voce che Teseo sia ancora vivo.
- ATTO III: Enone esorta Fedra a partire, ma
la regina spera ancora di poter conquistare il cuore di
Ippolito offrendogli di regnare su Atene. Manda così
Enone a convincere il figliastro, ma poco dopo questa
ritorna con lannuncio dellarrivo di Teseo.
Fedra sgomenta pensa solo alla sua morte, rifiutandosi di
dimenticare Ippolito nonostante le insistenze della
nutrice. Dopo larrivo di Teseo con il figlio il
dubbio si insinua nella mente del re creduto morto, in
seguito alle ambigue parole della regina semi incosciente
e di Ippolito. Nellultima scena Ippolito in un
dialogo con Teramene, sua confidente, si chiede quello
che veramente nasconda la reticenza della matrigna.
- ATTO IV: Enone accusa Ippolito aggiungendo
alla calunnia indizi quali la spada per confermare la
veridicità del suo discorso e convincere così Teseo. Il
re impreca contro il figlio invocando Nettuno perché lo
punisca. Ippolito tenta inutilmente di difendersi
confessando il suo amore per Aricia, senza accusare Fedra,
ma il padre non si lascia convincere. Fedra supplica il
marito di risparmiare Ippolito, pensando anche di
confessare il suo folle amore, ma, cieca di gelosia dopo
aver appreso di avere una rivale, non dice nulla in sua
difesa lasciando così allontanare Teseo iracondo.
Dapprima sola e in seguito con Enone, Fedra si abbandona
al suo furore, ma sopraggiunto il rimorso scaccia
malamente la nutrice.
- ATTO V: Aricia rimprovera ad Ippolito il
suo silenzio, ma egli le spiega le ragioni, sperando che
a rendergli giustizia sarebbe stata lignominia che
Fedra avrebbe in seguito subito. A Ippolito non resta
nientaltro che fuggire e invita Aricia a seguirlo
per poterla sposare. Teseo incontra poi Aricia e dalle
sue parole allusive viene spinto ad interrogare
nuovamente Enone. Appresa la morte della nutrice e il
delirio in cui è caduta Fedra, capisce il suo errore e
prega Nettuno di salvare il figlio, ma sopraggiunge
Teramene ad annunciare la morte di Ippolito dopo lo
scontro con un mostro marino. Alla fine del racconto di
Teramene appare Fedra che giustifica Ippolito confessando
la sua passione. Per effetto di un veleno la regina muore
di fronte a Teseo che dopo aver invocato loblio su
tutta la vicenda decide di rendere onore al figlio e di
accogliere Aricia come figlia.
FEDRA -
PREFAZIONE:
"Ecco un'altra tragedia il cui soggetto è
tratto da Euripide". Nello stendere questa tragedia l'autore
francese apporta però alcune modifiche rispetto al tragediografo
greco in particolare nel delineare i protagonisti:
- Fedra, per Racine non è né del tutto
colpevole né del tutto innocente: "E' vincolata dal
proprio destino e dalla collera degli dei ad una passione
illegittima di cui lei per prima ha orrore". Essa
compie ogni sforzo per sconfiggerla, preferendo di gran
lunga la morte, ma alla fine è proprio l'eroina tragica
ad essere sconfitta confessando il suo tremendo amore; ed
è la voce della morte di Teseo, basata sulla storia di
un viaggio favoloso del re di Atene come la si trova in
Plutarco, che porta Fedra a fare la sua confassione che
non avrebbe mai osato fare finchè avesse creduto vivo il
marito. Proprio per questa parziale innocenza Racine ha
tentato di renderla meno odiosa di quanto non fosse nell'originale
greco, affidando l'accusa contro Ippolito alla nutrice: a
questa infatti si addiceva meglio una simile bassezza
piuttosto che ad una principessa capace poi di esprimere
sentimenti tanto nobili e virtuosi.
Ippolito, mentre in Euripide e Seneca è
accusato di aver realmente violentato la matrigna, nella Phèdre
viene accusato solo di averne avuto l'intenzione.
Inoltre Racine gli ha attribuito "...qualche punto
debole che lo avrebbe reso un poco colpevole nei confronti
del padre senza peraltro sminuire tutta la grandezza d'animo
con cui risparmia l'onore di Fedra e si lascia opprimere per
non accusarla", chiamando debolezza "...la passione
che suo malgrado prova per Aricia, figlia e sorella dei
mortali nemici di suo padre".